Roberta De Antonio

 

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 Sette storie per un inverno

 

Ai tempi in cui accadevano i fatti che sto per narrare, la valle di Susa era adornata da folti boschi tra i quali, da una vallata all’altra, correvano strade, in parte ripide, che solo l’uomo amante della natura percorreva alla ricerca di un dialogo con il dio Pan.

Presso le cime che accerchiavano la vallata, era usuale vedere volteggiare falchi e aquile.

Quel giorno un falco si librava tra le nuvole e pareva gareggiare con esse che, sospinte dalla brezza autunnale, si succedevano veloci.

 

Improvvisamente il suo volo ebbe termine: un impercettibile movimento lo spinse a restringere i cerchi e ad avvicinarsi alla nemica terra. I suoi occhi, infatti, avevano percepito un giovane scoiattolo nell’atto di saltellare da un ramo all’altro, alla ricerca di bacche e di noci da sgranocchiare.

Da questa prospettiva la vista spazia verso orizzonti meno estesi e la visione diviene meno paesaggistica ma più umana, rivelando dimensioni più particolareggiate e ristrette. Quello che a un falco può apparire come un insieme di chiome color verde di varia intensità, a un minuto e spaurito scoiattolo si mostra come un insieme d’alberi dai tronchi variamente ramificati e fonte di ghiande più o meno appetibili.

A differenza di quanto suppone l’uomo civile, ogni albero ha una propria individualità e perciò non deve sorprendere che il piccolo roditore avesse avvertito un lamento provenire da uno di loro. Spinto dalla sua atavica curiosità si immobilizzò, drizzò le orecchie appuntite per capire meglio la provenienza di quel suono, quindi, senza incertezze, si avvicinò a un giovane pioppo tremulo.

 

“Ahimè” si lamentava “il vento sta facendo cadere tutte le mie foglie. Senza il loro chiacchierio come potrò sopravvivere al duro inverno? Il loro cicaleccio mi teneva compagnia, ognuna aveva sempre qualcosa da dirmi o da raccontarmi.  Allorquando si lamentavano per il dondolio dei rami era piacevole stare ad ascoltarle, sebbene, a volte, mi facessero perdere la pazienza. In realtà non c’era suono che amassi maggiormente delle loro voci: non mi facevano sentire solo. Ora, invece, provo un senso di vertigine, di smarrimento e non mi piace.”

“Non ti angustiare” lo consolò un abete bianco a lui vicino.

“Il tempo per noi ha uno scorrere diverso da quello degli altri esseri viventi: il nostro ciclo vitale è troppo lungo perché debba condizionare l’esistenza in base alle stagioni. Ciò che per tutti succede in un anno, per noi copre l’intervallo di una settimana. In realtà fra sole sei settimane vedrai rispuntare sui rami nuove gemme e, in una frazione di secondo, diverranno nuove compagne di vita”.

“Sarà”, rispose titubante il pioppo “però per ora la loro caduta mi rattrista e ciò che affermi non mi consola minimamente, anche perché tu non hai mai dovuto provare tale perdita”.

“E’ giusto”, intervenne un pioppo bianco femmina che protese, maternamente, la sua chioma irregolare verso il giovane infelice “ti capisco, anche io vivo questa esperienza e perciò ti suggerisco un espediente: chiedi a ciascun albero di questo bosco di raccontarti il suo passato nell’attesa delle nuove foglie. Del resto sono sicura che farà piacere a tutti ricordare i bei tempi andati”.

La proposta del pioppo bianco cadde nel più silente vuoto. Nessuno voleva ricordare il proprio trascorso: rammentare può significare dover fare i conti con gli errori commessi e ciò assume sempre toni minacciosi e paurosi. Tuttavia le copiose lacrime del pioppo tremulo li impietosirono e la solidarietà prevalse sull’egoismo.

Prese la parola un salice da ceste, un piccolo albero che da adulto raggiunge i sette metri di altezza, ma il nostro salice aveva ancora l’aspetto di un arbusto dalla corteccia grigia e liscia. Col passare degli anni questa si sfalda e i rami, ora un po’ angolari, diventano cilindrici ed eretti.

Proprio perché l’età adulta era ancora lontana, toccò a lui trovare la giusta idea: non il passato, bensì le fiabe sarebbero state l’oggetto della narrazione con cui ciascuno avrebbe allietato il pioppo.

Tutto il bosco fu d’accordo e finalmente il nostro pioppo sorrise, cullato ancora dai carezzevoli rami del pioppo bianco.

Si sa, però, che chi propone deve anche attuare, spettò dunque al salice da cesto narrare la prima delle sette fiabe…

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venerdì, 08 luglio 2005