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Roberta De Antonio |
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Incipit È una serata di febbraio ricca di stelle; sebbene il cielo sia sereno il freddo è assai pungente. La luna piena fa brillare la neve calata sugli alberi spogli e sulle macchine già da tempo parcheggiate, creando un effetto ottico scintillante che ricorda la luce intermittente delle lucciole. La serenità creata dalla natura, coadiuvata dallo scarso traffico torinese di questa notte, contrasta con il turbinio delle mie ansie e delle mie paure. Alfredo mi aspetta sotto casa, porta un giaccone imbottito, le mani in tasca, mi saluta con affetto, con il suo passo claudicante mi si accosta e procediamo insieme verso la macchina …
Sembrava una giornata uguale alle altre: gli stessi rumori, le stesse azioni; la medesima noia. Dalla intensità della luce filtrante attraverso le sbarre, si poteva arguire che fuori da quel carcere, nel mondo esterno, era una di quelle mattinate ricche di profumi frizzanti, capaci di far dimenticare l’odore stantio e di sudore che, invece, caratterizzava quel luogo … continua>
Ai tempi in cui accadevano i fatti che sto per narrare, la valle di Susa era adornata da folti boschi tra i quali, da una vallata all’altra, correvano strade, in parte ripide, che solo un uomo amante della natura percorreva alla ricerca di un dialogo con il dio Pan. Presso le cime che accerchiavano la vallata, era usuale vedere volteggiare falchi e aquile. Quel giorno un falco si librava tra le nuvole e pareva gareggiare con esse che, sospinte dalla brezza autunnale, si succedevano veloci. Improvvisamente il suo volo ebbe termine … continua>
Torino, 10 luglio 1999 - aeroporto
Dopo lunghi e difficili anni , eccomi di nuovo su di un aereo diretto in Grecia. Mentre l’hostess mima con aria apatica ciò che si dovrebbe fare in caso di pericolo, rileggo la lettera che, quasi come fosse un “porta fortuna”, stringo in mano:
Cara Michela, l’ultima volta che ci siamo scritti è stato per gli auguri natalizi, il mio prolungato silenzio è dovuto al fatto che ho conosciuto, tramite Internet, una ragazza irlandese e, dopo alcuni mesi, abbiamo deciso di sposarci. Dovrò lasciare nuovamente la mia amata Rodi per trasferirmi a Dublino ma, come tu ben sai, le sfide mi sono sempre piaciute e il mio lavoro è dove sono io. Unico problema è Acate: non posso portalo con me e i miei genitori sono troppo anziani per occuparsi di lui. Mi chiedevo pertanto se non potesse tornare a vivere insieme con te in Italia; del resto quando abbiamo divorziato tu avresti voluto che te lo lasciassi, ma allora come potevo? Non eri in grado di badare a te stessa: non avevi casa né lavoro; non promettevi nessuna sicurezza. Ora invece ti sei ripresa, e potrai badare a lui meglio di quanto potrei fare io, anche perché tu non hai nessun nuovo compagno. In queste circostanze sei la più idonea. Per quanto concerne le pratiche non ti preoccupare: l’avvocato si è informato e poi ho amici sia nel settore medico sia in quello dei trasporti; l’unica cosa che manca è il tuo assenso. Aspetto una risposta al più presto: devo pensare al matrimonio. Saluti Andros. |
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venerdì, 08 luglio 2005